Cercasi Assistant Bread Manager
In questi giorni sto scoprendo le mille funzionalità di LinkedIn. Sito stupendo, dico davvero: un ottimo modo per tenersi in contatto coi vecchi colleghi e un discreto modo per cercare lavoro. Chi non conosce il sito avrà capito di cosa si tratta: una specie di Facebook del mondo del lavoro, con in più i curriculum e in meno Farmville.
Ecco, avendo in questi giorni maneggiato il sito con una certa costanza vorrei dare qualche rapido consiglio introduttivo a chi intendesse iscriversi. Diciamo qualche regola.
• I disoccupati non esistono: esistono solo i loro sinonimi, per la precisione:
1) Quello “attualmente non occupato”, che viene da porsi subito la domanda “Nel senso che sei a spasso oppure che non stai facendo un cazzo in orario di lavoro?”.
2) Quello “attualmente disponibile”, e qui si scade nel sessismo: se siete donna e aggiungete una foto con abbondante scollatura immancabilmente qualcuno vi chiederà quanto prendete ad ora
3) Quello “in cerca” e la questione diventa filosofica. Di te stesso? Della pace interiore? Del senso della vita? O di un part-time?
Ergo, imparate: oggi essere disoccupati è da sfigati.
• Non usatelo come Facebook: su LinkedIn potete vedere chi ha visitato il proprio vicino. Ergo, non stupitevi se dopo aver visitato per quattro giorni di fila il sito della ex collega bonazza, dedicandovi all’onanismo sfrenato, poi vi arriva un messaggio con scritto “Chi cazzo sei, uno stalker?”
• Per aggiungere una persona nella metà dei casi dovrete mentire. Piccolo esempio: se conoscete uno di un’altra azienda o lo specificate nella sezione “Altro” oppure lo mettete come “Amico”, anche se vi sta sulle balle, visto che la sezione “Collega” prevede solo chi ha lavorato nella vostra azienda. Se è un ex professore peggio che mai, non c’è modo di trovare una definizione appropriata. Certo, potrebbero mettere l’opzione “Sottoposto”, ma poi chi resisterebbe alla tentazione di aggiungere nelle specifiche “a schiavismo per tre soldi”?
• Se all’improvviso, quando aprite il sito, sentite una voce dall’accento bergamasco mascherato male che vi fa “Issssssssssscriviti al ssssssssssssssito” con il tono di Sir Biss dopo essere stato chiuso nella botte del vino da Re Giovanni, non preoccupatevi. E’ la nuova pubblicità di Experteer, concepita dal marketing manager dopo una passatella a base di barolo
• Non esistono lavori italiani: è una regola precisa, concepita per scoraggiare il primo sfigato che passa dall’iscriversi. Piuttosto, dotatevi di dizionario: il pubblicitario, ad esempio, è diventato Advertising Account Executive, e fin qui ci sto dentro. Il venditore di Folletto è un DTD Seller, dove DTD non è il disinfestante scritto male ma l’acronimo di Door-to-Door, ovvero porta a porta. E qui ci sto meno dentro. Tuttavia abituatevi a trovare di peggio: il macellaro der rione presto diventerà Senior Butcher e il garzone di panettiere Assistant Bread Manager, a fare il paio con l’Assistant Brand Manager, principale gratificazione della mesta vita di uno stagista con rimborso di 300 euro. Non è contorsione mentale, serve solo per darsi quel tocco di non so che. O forse lo so: idiozia

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una mia amica giornalista ha ricevuto almeno 3 volte la stessa proposta per fare l’accompagnatrice.
Io sono un insegnante privato, e stabbè u.u
I nomi inglesi però servono per darsi un tono: se dico che sono un tutor, evoco immagini di Cepu come minimo, fino alla tipa con la valigetta e il tailleur figa e rampante.
Se dico che dò ripetizioni e faccio doposcuola, sono la vicina di casa coi capelli inzevati e il mollettone.