Del lieto fine (o del metadone degli sfigati cronici)
Avete presente il lieto fine? Sì, quello che alla fine dei film sbroglia puntualmente un’ora e mezza di problemi e tragedie, quello della principessa che sposa il principe, quello del cattivo che muore?
Ecco, non credo di esagerare se dico che si tratta di una delle cose più nauseanti concepite dall’umanità. Ogni volta che vedo un lieto fine mi torna in mente una scena di Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio, quando il direttore del giornale (interpretato dal grandissimo Gian Maria Volontè) dice al cronista Roveda, accusato di aver scritto un articolo troppo “drammatico”:
“Chi è il nostro lettore? Un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine: che lavora, produce, crea reddito. Ma è anche un uomo stanco, Roveda, scoglionato. I suoi figli, invece di andare a scuola, fanno la guerriglia per le strade di Milano. I suoi operai sono sempre più prepotenti, il governo non c’è, il paese è nel caos. Apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata e che cosa ci trova? Il tuo pezzo, Roveda”
Ecco, il lieto fine assolve alla stessa funzione: tranquillizza, solo che non lo fa per i “padroni” ma un po’ per tutti. Una panacea generalizzata che serve a farci tornare dal cinema o andare a letto più contenti e più coglioni.
Si potrebbe obiettare che ci sono anche film che finiscono male. Vero, ma fateci caso: salvo rarissime eccezioni, quando finisce male è per via di qualche tragedia imponderabile. In Love Story lei becca una malattia tremenda, in Titanic la nave affonda (e il cattivo, comunque, si suicida), in Quella sporca dozzina un pazzo manda all’aria tutto (e i nazisti, comunque, muoiono). Mai una volta un film che descrivesse la realtà così com’è, coi cattivi che vincono: i buoni, se perdono, sono sempre battuti dal fato. E i cattivi finiscono comunque male, Otello docet. Se qualche regista va fuori dal coro le cose sono due: o è uno stronzo che gioca a fare il cinico oppure, se è un nome di grido, salta sempre fuori qualche critico che invita a cogliere un improbabile messaggio di speranza.
Distinguo tre lieti fine:
1) Il lieto fine classico. Immutabile, statico, vomitevole. All’inizio stanno tutti bene, poi arriva un problema nella persona del cattivone di turno, infine i buoni “trionfano dopo mille peripezie”. In buona sostanza, Biancaneve. Contiene tutta la struttura classica, dal protagonista all’antagonista ai sette minuscoli aiutanti. Ci distrae totalmente dalla realtà, e se lo prendessimo come una semplice distrazione in fondo non farebbe grossi danni: il problema è che la gente ci crede davvero. L’archetipo del genere è una commedia di un’inconsistenza assoluta scritta dal solito Guglielmo Sbattilancia, intitolata Tutto è bene quel che finisce bene. Vi ricorda nulla?
2) Il lieto fine prospettico. Come in Io sono leggenda: il buono muore, ma per il bene dell’umanità. E’ caratteristico di tutti i film di guerra prodotti negli ultimi trent’anni. E’ un lieto fine darwiniano, incita ad ammirare chi contribuisce all’evoluzione della specie mentre la specie è in piena involuzione: con la sua retorica stucchevole da libro di storia di quart’ordine ci fa sentire in colpa per quelli che si sono sacrificati per noi. In totale saranno cento, mentre il resto dell’umanità gioca all’equivoco e se ne fotte, ma noi dobbiamo ispirarci a questi minchioni e accettare di morire eroicamente mentre gli altri mangiano e fottono fino a novant’anni. Poveretti.
3) Il lieto fine mascherato. E’ il più infame, perché adopera la caratterizzazione del personaggio per rovesciare la realtà. L’esempio più lampante non lo troviamo nel cinema, ma nei cartoni animati: Lupin è simpaticissimo, irresistibile, goffo e scaltro, maniaco e gentiluomo. In realtà si tratterebbe di un ladro che va in giro a fare furti accompagnandosi a uno psicopatico con la sigaretta storta e a un altro che va in giro vestito come Pai Mei, con l’aggiunta di una zoccolona da asporto che serve a far capire come il cervello maschile vada in tilt in presenza di gnocca. Però tifano tutti per lui, anche perché rapina gli odiati ricchi. E Zenigata vada pure a farsi fottere.
Per inciso: nessuno di noi, salvo rare eccezioni, ucciderà la matrigna. Nessuno di noi staccherà l’ultimo vagone del treno prima del Cassandra Crossing. Nessuno di noi, soprattutto, si farà prendere dalla malsana idea di andare a rubare ai ricchi per dare ai poveri, altrimenti col cazzo che farebbero film su Robin Hood. Nessuno farà niente: ognuno si farà bastare l’oppio mediatico che gli iniettano sotto forma di mignotte che sposano miliardari e sfigati cronici che arrivano alla stazione un minuto prima che il treno parta. Giusto in tempo per riconquistare lei.
Ah, dimenticavo: lui muore, lei rimane paralitica e il cattivo se la spassa con una stangona cubana nei Caraibi. Così, tanto per evitare il lieto fine.

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che rottura di palle, stai sempre a lamentarti.
Non è mica vero che “nessuno di noi, salvo rare eccezioni, ucciderà la matrigna. Nessuno di noi staccherà l’ultimo vagone del treno prima del Cassandra Crossing.” et cetera et cetera. Parla per te.
E soprattutto, ma che cazzo di fine vuoi per un film?
Un film è un film, già la realtà e il più delle volte (soprattutto per chi ci si impegna con sano olio di gomito, costanza e perizia) squallida e triste.
Almeno al cinema, io personalmente, ci vado per farmi quattro risate e si, per “evadere”.
La vita non è un film? I film non rispecchiano la vita?
Ma meno male ! altrimenti sai che palle? sempre lo stesso tristanzuolo copione, recitato, giorno dopo giorno, capello bianco dopo capello bianco.
In ogni caso, a sto punto, tanto vale vedersi un porno.
Uhm
A ben vedere….
neanche un porno corrisponde, il più delle volte, esattamente alla “realtà”.
Melissa.
* é non “e” pardon per il refuso
Beh, il finale che vorrei per un film l’ho scritto in fondo: lui muore, lei rimane paralitica e il cattivo se la spassa con una mulatta alle Bahamas (prima era una cubana ai Caraibi, mi piace variare).
Se non altro la gente esce incazzata dal cinema, litiga al semaforo, si prende a coltellate e arginiamo il problema della sovrappopolazione mondiale.
P.S. sui porno ti dò ragione… li trovo riduttivi. Almeno io.
il film porno non corrisponde alla realtà?
proprio adesso che avevo imparato tutte le scene dei film di rocco e volevo proporle alla mia signora…..come dite? non le piacerà. pazienza io faccio finta di non aver letto e ci provo o la và o mi spacco!!!
I finali hanno un problema alla radice: finiscono. Per certi film questo problema è la soluzione di un problema più grande e cioè che fanno cagare .L’altra sera guardavo un film davvero trash e il finale l’ho inventato io: ho spento la tv( lo so è un po’ che non pAsso, mi stavo disintossicando…mA certi tunnel non hanno finali)