Dopati buoni e dopati cattivi


Concludiamo una delle rare giornate sportive di questo blog parlando dell’altro tema del giorno, la squalifica di due anni per il ciclista Alberto Contador.

Se il nome non vi dice niente, sappiate che parliamo del ciclista più forte degli ultimi anni, uno che ha conquistato tre Tour de France, la corsa più prestigiosa, due Giri d’Italia e tante altre corse. Un anno e mezzo fa, dopo un controllo, trovarono nel suo sangue tracce di clenbuterolo, una sostanza dopante vietata: una quantità minima, ma sufficiente a fare scattare l’inchiesta. Si è arrivati a sentenza solo oggi.

Ho letto le reazioni dei colleghi e li ho trovati schierati dalla parte di Contador. Per loro la sentenza è ingiusta, perché non ci sono prove di pratiche dopanti e la quantità era minima. Cos’è, bruciore di culo? Paura? O semplice incoscienza?

Alcuni aspetti, a mio avviso, andrebbero chiariti.

  • Innanzi tutto si ragiona con una logica sbagliata. I corridori parlano come se gli organi giudicanti avessero condannato Contador senza avere prove del suo “furto sportivo”. No, signori, non è così. La prova c’è, è il clenbuterolo rilevato nelle analisi. E’ come se vi trovassero in casa dei gioielli rubati: potete sostenere che qualcuno li abbia messi lì, ma dovrete provarlo. Altrimenti i ladri si farebbero assolvere dicendo “Mi han messo quella roba in casa”. Troppo facile, non trovate?
  • Contador ha cercato di provare l’involontarietà, sostenendo di aver mangiato delle bistecche contaminate. Una difesa che non ha retto perché le verifiche hanno evidenziato che negli ultimi anni non ci sono stati allevamenti sanzionati per l’uso di clenbuterolo nell’alimentazione degli animali. Una volta era possibile, visto che il clenbuterolo è un sostitutivo degli ormoni (dell’adrenalina, per la precisione) ma oggi i controlli sono molto più severi.
  • La quantità ritrovata, anche se piccola, è indicativa: da sola non può modificare le prestazioni di un atleta, ma potrebbe essere un residuo di una dose maggiore mascherata con un “coprente” che non ha fatto totalmente effetto. E’ per questo che non vengono tollerate neanche tracce minime.

Una volta dette queste cose, è ammissibile credere alla buona fede di Contador (che anche da pulito è andato sempre forte), lo è meno mettere in dubbio la sentenza. I ciclisti di punta guadagnano fior di quattrini e conoscono le regole: certe sostanze sono vietate e loro devono fare in modo di non averle nel sangue. Questo vuol dire fare attenzione a ciò che si assume in modo che, anche se qualcosa va storto, si possa risalire alla causa dell’intoppo. Tanto per dire, chi soffre d’asma e deve utilizzare il comunissimo Ventolin, deve comunicarlo per ottenere le autorizzazioni per il suo utilizzo. Allo stesso modo il ciclista deve rendersi sempre disponibile per i controlli antidoping a sorpresa e, se non lo fa, non può lamentarsi se lo squalificano, anche se è pulito.

Una vita di merda, senza dubbio, ma profumatamente pagata: nessuno gli punta una pistola alla testa.

In quanto a me, sono anni che non seguo una corsa: ritengo morto quello sport e mi stupisco di come molti continuino a seguirlo e foraggiarlo. C’è chi dice che gli altri sport sono uguali ma meno controllati: sarà, ma senza riscontri pratici restano chiacchiere da bar. E’ per questo che amo sport come calcio e tennis, dove il doping è presente ma la tecnica ha un suo peso e non marginale: hai voglia a dopare uno che non sa tenere in mano una racchetta, non ne farai mai un tennista.

Basta Wikipedia per verificare un dato disarmante, guardando i vincitori degli ultimi venti Tour de France.

Alberto Contador (2007, 2009-10), Floyd Landis (2006): trovati positivi e squalificati per due anni

Marco Pantani (1998): trovato positivo e squalificato per sei mesi

Miguel Indurain (1992-93-94-95): positivo al salbutamolo. All’epoca non era vietato, oggi sarebbe stato squalificato

Jan Ullrich (1997): trovato positivo off-season ed escluso dal Tour 2006

Bjarne Riis (1996): mai trovato positivo, ma ha ammesso di aver fatto uso di EPO

Restano nove edizioni, di cui sette vinte da Lance Armstrong, uno che non è mai stato trovato positivo ma che ha sul capo una filiera di sospetti lunghissima. Carlos Sastre (vincitore del 2008) e Cadel Evans (2011), risultano puliti. Per il momento, verrebbe da dire. E non considero tutti i ciclisti da podio e quelli degli anni precedenti: c’è da farsi venire i capelli bianchi leggendo che Merckx fu “pizzicato” quattro volte. Qualcuno avrà storto il naso per come ho parlato di Armstrong, visto che non è provato che si dopasse: ma ditemi, se tre vincitori su quattro vengono squalificati, come si fa ad avere ancora fiducia? I colpevoli van giudicati dai tribunali, ma l’istinto non si può reprimere: ero arrivato ad un punto tale che, quando vedevo qualcuno vincere, la prima cosa che pensavo era “Chissà se è pulito?”.

Tralasciando Pantani, che aveva seri problemi personali più che di doping, l’ultima volta che mi sono esaltato davanti a uno schermo è stato con Riccardo Riccò. All’epoca il compianto Candido Cannavò scrisse un articolo-appello, nella speranza di non bruciarsi di nuovo le mani. Se le bruciò, e con Riccò venne fuori anche Piepoli, dal quale non mi sarei mai aspettato una cosa del genere. E’ stato in quel momento che ho cancellato il ciclismo, uno sport che ho sempre adorato, dalla mia vita.

Ah, si parlava di Cannavò. Qualche tempo dopo scrissi una lettera alla Gazzetta facendo l’elenco di tutti i casi di doping al Tour, podi inclusi: a chiusura dicevo di essere assegnato e di considerare il ciclismo come il wrestling, uno sport-esibizione. Sapete cosa fecero quei geniacci? Pubblicarono la lettera in versione “tagliata” e dissero che non ci leggevano rassegnazione ma arrabbiatura. Primo pensiero: “Eh già, mica potete dare voce a uno che dice che il ciclismo è morto: voi organizzate il Giro!”.

Scrissi una mail di risposta a dir poco incazzata, perché non tollero che mi si mettano parole in bocca. In quella lettera c’era rassegnazione, tanta. C’era anche dolore, ma non c’era l’incazzatura di chi spera ancora. Il ciclismo è morto da anni, me l’hanno ammazzato. L’hanno ucciso i dopati, l’hanno ucciso medici e allenatori che avallano il sistema, l’hanno ucciso anche i commenti del gruppo, buono ad esiliare i Riccò ma pronto a difendere chi rispetta le “loro” regole.

Un mio amico appassionato di ciclismo una volta commentò: “Tutti si dopano. Riccò non è diverso, ha solo esagerato e l’hanno fatto fuori”. Non so se le cose stiano così, ma se un giorno avrò un figlio preferirò fargli praticare il free climbing estremo piuttosto che metterlo su una bicicletta da corsa.

P.S. l’unico punto su cui i critici hanno ragione riguarda i tempi della sentenza: Contador si è visto togliere tutti i titoli e non correrà fino ad agosto. A questo punto o indagate più in fretta oppure non gli togliete i titoli e lo sospendete fino al 2014

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