Lasciami che lo ammazzo! Oh, che fai mi lasci?
Houston, abbiamo un problema di geolocalizzazione.
E’ scoppiata la polemica su Blogspot, servizio di Google, perché via della funzione di geolocalizzazione. Cosa essere questa cosa? In parole povere, a seconda del tuo paese di provenienza, viene caricata una versione diversa del servizio con più o meno contenuti accessibili.
Il servizio dovrebbe servire a filtrare i contenuti a seconda della legislazione del paese. Esempio: in Trombestan un tizio carica roba che in Italia sarebbe illegale. Il sito blocca quei contenuti per gli italiani, che però possono visualizzare tutto il resto. Quanto mi possa stare antipatica la cosa potete solo immaginarlo. Il problema, però, è che la polemica riguarda solo la Cina. Sì, perché il governo di Pechino potrebbe far vedere ai suoi concittadini solo i contenuti delle pagine cinesi, escludendo il resto. La funzione, per ora, è disattivabile, ma già è nato un caso: Google si piega alla censura del governo cinese, asseconda le dittature!
E allora? No, dico, qual è il problema, amene teste di cazzo?
Non capirò mai perché le aziende che si occupano di internet dovrebbero salvare il mondo. Dove sta scritto? Potrei capire se parlassimo di Richard Stallman, il pioniere del web libero, ma qui si parla di Google. Avete presente? Cosa c’entra col web libero? E non solo: YouTube, Twitter, Facebook… ragioniamo sulle multinazionali come se fossero associazioni no-profit.
Per inciso: sono lamentele ingenue, ma legittime. Però spiegatemi perché poi compriamo prodotti cinesi di ogni genere, spesso di aziende “nostrane” che sfruttano la manodopera a basso costo. C’è chi le critica, certo, ma sono in pochi: quasi zero rispetto alle ondate di sdegno verso Google. Quando facciamo benzina finanziamo l’Arabia Saudita, il cui dittatore diffonde una variante “folle” dell’islamismo, il wahhabismo: eppure ci incazziamo per i prezzi alti, non per le dittature. E potrei fare mille esempi.
Al paese mio un impedimento morale non dovrebbe essere superabile. Esempio: se un’azienda compra tutte le case del mio quartiere per raderle al suolo e farci una fabbrica, io non le venderò la mia casa, giusto? Bene, la globalizzazione ha anche lati positivi: basta poco per sapere tutto delle aziende e dei loro prodotti. No, non parlo di boicottaggi, sto solo dicendo che se ognuno perdesse dieci minuti su internet per vedere cosa compra, multinazionali e dittatori passerebbero un brutto quarto d’ora. Se all’indignazione seguisse una politica di acquisti ragionata, le cose andrebbero diversamente. Invece no: da un lato restiamo rotelle dell’ingranaggio, dall’altro critichiamo Google. Vizi privati, pubbliche virtù, una storia vecchia.
Non so se avete presente i ragazzini che litigano. A volte uno ha uno scatto d’ira, l’amico lo blocca per qualche secondo, poi lo molla. E il ragazzino, facendo finta di non potersi muovere, urla: “Lasciami! Lasciami che gli spacco la faccia! Lasciami!”, anche se ha le braccia libere e potrebbe tirare cazzotti. Noi siamo così. Abbiamo i mezzi per non assecondare questa situazione, ma dovremmo rinunciare a tante stronzate (capo firmato, cellulare di marca, motore di ricerca performante) e non siamo disposti a farlo. Finchè non toccano il nostro orticello, le cose vanno bene: difendiamo la libertà perché è molto “radical chic”, ma non andiamo oltre le parole perché fingere di avere le braccia legate è comodo. Beh, cari amici, non rompetemi più le palle con puttanate come “Non siamo liberi”: siamo noi che scegliamo di non esserlo.
Se fossi il proprietario di Google mi autocensurerei per entrare nel mercato cinese, e sapete perché? Perchè penserei: “In Cina facciamo un botto di soldi, e in Occidente al massimo fanno storie per qualche giorno ma quando devono fare una ricerca sempre sul mio sito vanno a finire”.

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Se ogni cinese ci da un euro per ogni volta che malediciamo uno di loro saremmo ricchi sfondati e invece siamo solo sfondati il che non è bello, non è bello!!!
ci lamentiamo delle chiusure dei cinesi ma in italia abbiamo qualche libertà?
non mi sembra, ogni telegiornale, ad esempio, insegue il dio sponsor e se per farlo si deve prostituire… meglio! come unire l’utile al divertimento.